I Carabinieri di Lamezia Terme hanno eseguito quattro ordinanze cautelari nei confronti di altrettanti indagati – in particolare 3 arresti, di cui due in carcere ed uno ai domiciliari ed un minore collocato in comunità – ritenuti responsabili di furto d’auto, estorsioni e ricettazione.
L’indagine, denominata “Redemptio” (dal latino “riscatto”) – riferisce una nota dell’Arma – avrebbe consentito di:
− documentare furti d’auto, furgoni e scooter da parte di alcuni soggetti appartenenti alla comunità ROM, ricettazione ed estorsioni con la tecnica del cosiddetto “cavallo di ritorno”;
− ricostruire la commissione dei numerosi autonomi eventi delittuosi, cristallizzando e documentando i fatti reato oggetto di imputazione a carico degli indagati attraverso indagini tecniche e “tradizionali”, tra cui pedinamenti informatici, analisi di traffico telefonico e dati, nonché servizi di osservazione e controllo;
− accertare il modus operandi con cui gli indagati operavano in concorso tra loro;
− procedere, nel corso delle investigazioni, all’arresto in flagranza di reato di due degli indagati ed alla denuncia di un complice minorenne;
Le attività investigative, riferiscono sempre i Carabinieri, sono partite a seguito del furto di un’autovettura avvenuto il 20 aprile scorso a Lamezia Terme, nelle adiacenze del Palazzo di Giustizia. Alcune ore dopo l’evento, la vittima avrebbe ricevuto una telefonata nella quale sarebbe stata avanzata una richiesta estorsiva a fronte della restituzione del proprio veicolo. L’immediata denuncia formalizzata ai Carabinieri ha consentito l’avvio dell’indagine grazie alla quale, non solo sono stati identificati in breve tempo gli autori del furto e dell’estorsione con il conseguente recupero dell’autovettura, ma che ha consentito di portare alla luce svariati episodi predatori, perpetrati con lo stesso modus operandi – in tutto il territorio lametino – dagli stessi indagati appartenenti alla comunità ROM ed operanti secondo uno schema ben predefinito.
Dopo il furto del veicolo, dalla consultazione dei documenti di circolazione, i malviventi risalivano al numero telefonico dell’intestatario che veniva contattato, ed al quale veniva richiesto denaro tra i 500 ed i 1.000 euro in contanti a fronte della restituzione del mezzo che altrimenti sarebbe stato incendiato o “cannibalizzato” per il recupero di componenti destinati al mercato nero dei ricambi. Le indagini, svolte tra aprile e luglio 2024, hanno documentato numerosi furti di veicoli con conseguente richiesta estorsiva e, nella maggior parte dei casi, anche grazie alle denunce sporte immediatamente dalle vittime, è stato possibile recuperare i veicoli senza che si concludesse l’estorsione con la consegna del denaro; inoltre sono stati ricostruiti altri numerosi eventi per i quali le vittime avevano accettato di pagare il prezzo del riscatto senza formalizzare alcuna denuncia per paura di ritorsioni.
Nel corso delle indagini, poi, due degli indagati attinti da provvedimento cautelare, sono stati arrestati in flagranza di reato la notte del 5 agosto scorso per il furto di un’utilitaria e 6 furti aggravati su veicoli in sosta (1 consumato e 5 tentati), in prossimità dello scalo ferroviario centrale di Lamezia Terme. Per i medesimi fatti lo stesso indagato minorenne è stato denunciato a piede libero.

