Portare i servizi antiviolenza dove si trovano le donne con disabilità, formando l’intera rete territoriale affinché sia in grado di riconoscere anche i segnali più silenziosi della violenza. È questa la sfida del progetto “Oltre – Inclusione, accesso, diritti”, promosso dal Centro Calabrese di Solidarietà ETS – Centro Antiviolenza Mondo Rosa, presentato questa mattina nella sede degli uffici amministrativi, in via Lucrezia della Valle nel corso di una conferenza stampa che ha posto al centro una delle forme più invisibili della violenza di genere.
Il valore dell’iniziativa
«Per la prima volta – ha detto la presidente del Centro Calabrese di Solidarietà, Isolina Mantelli – stiamo tentando di fare un’operazione inversa: non avere le donne nella casa rifugio, ma portare il centro antiviolenza sul territorio, dove sono le donne con disabilità». Un percorso che, secondo Mantelli, richiede un cambio di prospettiva, perché «spesso queste donne sono donne senza parola» e la violenza non può essere intercettata soltanto attraverso il racconto della vittima.
A rilanciare il valore istituzionale dell’iniziativa è stata l’assessora regionale al Welfare, Pasqualina Straface, che ha definito il progetto uno strumento per «far emergere con forza ciò che oggi resta invisibile». L’assessora ha ricordato come in Calabria il fenomeno della violenza di genere sia in crescita, richiamando le oltre 1.300 richieste di aiuto registrate dal numero nazionale 1522, e ha illustrato il percorso avviato dalla Regione con la legge approvata nel 2025. Nel suo intervento il Garante regionale dei diritti delle persone con disabilità, Ernesto Siclari, ha parlato di «paradosso» nel dover ancora discutere, nel 2026, di violenza sulle donne con disabilità.
«Qui non siamo di fronte a una sola discriminazione, ma a una multidiscriminazione che colpisce persone che spesso non hanno la possibilità né di difendersi né di essere difese», ha osservato, sottolineando il ruolo decisivo delle istituzioni nel promuovere cultura del rispetto e interventi concreti. L’avvocata Giusy Pino, esperta di diritto antidiscriminatorio e componente del gruppo di lavoro del progetto, ha ricordato il lavoro svolto per la legge regionale contro la violenza di genere, definendola «tra le più avanzate a livello nazionale». Pino ha spiegato che le donne con disabilità spesso non riescono a denunciare gli abusi, talvolta perché non vengono credute, altre perché non sono in grado di riconoscere le violenze subite, che possono consumarsi anche all’interno dell’ambiente familiare o assistenziale.
Cosa prevede il progetto
Il progetto “Oltre – Inclusione, accesso, diritti” prevede un ciclo di seminari rivolti a operatori dei servizi sociali, sanitari, socio-sanitari, educativi, centri antiviolenza, associazioni ed enti istituzionali. Accanto alla formazione specialistica delle operatrici saranno attivati sportelli itineranti sul territorio provinciale e realizzati kit informativi accessibili, dal Braille ai video in LIS fino ai materiali digitali compatibili con screen reader, con l’obiettivo di rendere realmente fruibili i servizi antiviolenza per tutte le donne.

