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Spadaro si insedia alla guida del Tribunale di Catanzaro

Spadaro si insedia alla guida del Tribunale di Catanzaro

«Divenire presidente del Tribunale della mia città, dove sono nato e ho vissuto fino a 49 anni, è un grande onore ed avverto conseguentemente un carico di responsabilità enorme». Con queste parole il neo presidente del Tribunale di Catanzaro, Spadaro, ha commentato il suo insediamento alla guida dell’ufficio giudiziario del capoluogo calabrese, manifestando emozione e consapevolezza per il delicato incarico affidatogli.

Nel corso del suo intervento ha ripercorso le tappe della sua lunga esperienza professionale, maturata sia nel distretto giudiziario calabrese sia fuori regione, in particolare a Trento e Bologna, dove ha operato negli ultimi quindici anni.

Un percorso professionale tra Calabria e Nord Italia

Spadaro ha guidato il Tribunale per i minorenni di Trento e, prima ancora, ha ricoperto in Calabria gli incarichi di pretore e presidente di sezione del Tribunale di Lamezia Terme. Un curriculum che, come ha sottolineato, rappresenta un patrimonio di esperienze da mettere al servizio del Tribunale di Catanzaro.

«So bene che si tratta di un ufficio giudiziario distrettuale con un carico di lavoro notevole, specie se relazionato all’organico dei magistrati e che il turnover dei giovani colleghi crea inevitabilmente non pochi problemi rispetto al già sottodimensionato organico», ha dichiarato il magistrato, aggiungendo con realismo: «Nessuno possiede la bacchetta magica, spero di non deludervi».

Il ringraziamento ai predecessori

Visibilmente emozionato, il neo presidente ha voluto rivolgere un ringraziamento ai magistrati che lo hanno preceduto alla guida del Tribunale di Catanzaro: Rodolfo Palermo, presidente fino al marzo 2025, e Francesca Garofalo, presidente facente funzione. «Proverò a continuare a gestire il tribunale nel solco da voi tracciato con tanto impegno e professionalità», ha affermato, riconoscendo il lavoro svolto dai suoi predecessori.

La filosofia di gestione: umiltà e condivisione

Spadaro ha poi illustrato il metodo con cui intende esercitare le proprie funzioni direttive, facendo leva sui valori maturati nelle precedenti esperienze alla guida di uffici giudiziari.

«Ho compreso tante cose: che l’umiltà, la disponibilità, la condivisione, l’attenzione, la comprensione e, perché no, la cura e l’affetto per i colleghi tutti, togati e onorari, nonché per il personale amministrativo, sono le vere armi a disposizione per svolgere le funzioni direttive», ha spiegato. Un approccio che pone al centro il lavoro di squadra e il dialogo con tutte le componenti dell’amministrazione della giustizia.

Il magistrato e il culto del dubbio

Nel delineare la propria visione del ruolo di magistrato e dirigente, Spadaro ha richiamato l’importanza dell’umiltà intellettuale e della capacità di mettersi continuamente in discussione.

«Un giudice, ma ancor più un direttivo, non deve mai avere la presunzione di essere più bravo degli altri, ma coltivare ogni giorno il culto del dubbio, essere sempre disponibile a cambiare idea e determinazione al modificarsi dei fatti, senza impuntarsi su pregiudizi e preconcetti», ha affermato.

Per il neo presidente, il rispetto dei colleghi e la disponibilità al confronto rappresentano caratteristiche imprescindibili di un buon magistrato e di un buon dirigente.

L’impegno per il servizio giustizia

In conclusione, Spadaro ha assicurato la massima disponibilità all’ascolto delle esigenze di magistrati e personale amministrativo, senza rinunciare alla responsabilità decisionale che il ruolo gli impone.

«Sarò a disposizione di tutti e proverò in tutti i modi ad accogliere le esigenze di tutti, ma sia chiaro: intendo esercitare il ruolo che il Consiglio Superiore della Magistratura ha inteso conferirmi e quindi deciderò nell’interesse del servizio giustizia e della migliore organizzazione del tribunale», ha concluso.