Talvolta, specie quando è troppo remota, la storia di un luogo diventa una colpa. Grazie al vino, per la cui produzione può vantare la primazia affondata nei millenni, la Calabria è riuscita a riscrivere, almeno in parte, il racconto di sé, a farsi scoprire, a farsi apprezzare.
Venerdì parte la terza edizione di Vinitaly and the City al Parco di Sibari e stamattina, dopo l’anteprima romana di Palazzo Montecitorio, si è svolta la conferenza stampa di presentazione presso la Cittadella regionale.
Avanzano altre candidature, altre regioni italiane vogliono seguire l’esempio, ma nell’aver portato fuori da Verona la più grande fiera mondiale del vino la Calabria conserverà un inattaccabile merito che l’assessore regionale all’agricoltura, Gallo, giustamente rivendica.
Sarà, la terza, l’edizione più aperta al business: l’apertura ai paesi del Mercosur, la necessità di avere ottimi rapporti coi più grandi mercati in un momento tutt’altro che facile orienta anche le strategie di VeronaFiere come spiega il direttore generale, Gianni Bruno.
Il successo, dalle proporzioni perfino inattese, delle prime due edizioni spinge ad alcuni aggiustamenti logistici, specie per quanto riguarda le modalità di raggiungimento del Parco da parte dei visitatori. Fondamentale resta il sistema delle navette per non intasare la statale, come ricorda la direttrice generale dell’Arsac, Fulvia Caligiuri.

