Dopo le traversie delle ultime quattro stagioni, per la Reggina è iniziata ieri sera l’era di Claudio Lotito. Che i tifosi amaranto si augurano diventi epopea, sia perché le ambizioni nello sport sono più che legittime, sia perché sono almeno 12 anni che Reggio Calabria aspetta di tornare quantomeno nell’anticamera del calcio che più conta.
La fretta, notoriamente pessima consigliera, è dunque contemplata. Nella canicola della tribuna del Granillo, Lotito non delude: tornare tra i professionisti è il primo obiettivo, l’allenatore è stato scelto, molti dei componenti la squadra pure. Niente nomi, almeno per ora, anche se per la panchina è insistente quello di Marchionni, ma Lotito ha accennato ad una rosa copiosa.
Non esclusa un’amichevole estiva Reggina-Lazio ma i due mondi, quello amaranto e quello biancoceleste sono e resteranno distinti. Prendere la Reggina, spiega Lotito, è stata una decisione che nulla ha a che fare con l’economia: fosse stato per quello, mai avrebbe accettato. Ma c’è un progetto, che vedrà l’elevazione del figlio Enrico alla carica di presidente, e si tratta un po’ anche di un ritorno alle origini, poiché il papà di Lotito era nato a Soveria Mannelli.
Il sindaco di Reggio Calabria, Cannizzaro, s’intesta l’essere riuscito a convincere Lotito ad investire nella Reggina. D’ora in avanti, però, fa sapere che il suo ruolo sarà molto più discreto e legato alla duplice identità di amministratore pubblico e di tifoso.

