Si chiude un altro capitolo della maxi inchiesta “Jonny”. Dopo il verdetto definitivo della Cassazione, quattro appartenenti al clan Arena sono stati trasferiti in carcere per scontare la pena residua.
Le decisioni della Cassazione diventano esecutive
Le sentenze confermate dalla Corte di Cassazione nell’ambito dell’operazione antimafia “Jonny” hanno portato all’esecuzione di nuovi provvedimenti restrittivi nei confronti di alcuni esponenti del clan Arena di Isola Capo Rizzuto. Nei giorni scorsi i Carabinieri della Tenenza locale hanno condotto in diversi istituti penitenziari calabresi quattro persone ritenute appartenenti all’organizzazione criminale. Si tratta di soggetti che, dopo un precedente periodo di detenzione, erano tornati in libertà a causa della scadenza dei termini della custodia cautelare e che ora dovranno scontare la parte residua della condanna.
Una delle più importanti operazioni contro la ‘ndrangheta
L’operazione “Jonny”, avviata nel maggio del 2017 dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, ha rappresentato uno dei più significativi interventi investigativi contro la cosca Arena. L’attività d’indagine ha ricostruito il sistema di controllo esercitato dal sodalizio criminale sul territorio di Isola Capo Rizzuto, facendo emergere un articolato intreccio di interessi economici e attività illecite.
I fondi del Cara al centro dell’inchiesta
Tra i principali filoni investigativi è emerso il presunto utilizzo illecito delle risorse pubbliche destinate alla gestione del Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo (CARA) di Isola Capo Rizzuto. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, una parte dei finanziamenti statali destinati alla struttura sarebbe stata dirottata verso imprese riconducibili al clan attraverso un sistema di appalti e subappalti, mentre ai migranti venivano garantiti servizi ritenuti inadeguati.
Il controllo del territorio e degli affari
Le indagini hanno inoltre evidenziato il ruolo della cosca nel controllo di numerose attività economiche della zona. Oltre alle estorsioni nei confronti di commercianti, imprenditori e villaggi turistici, il clan avrebbe esercitato un’influenza anche nel settore delle scommesse online e delle slot machine, consolidando così un vasto sistema di profitti illeciti.
L’operazione e i numeri dell’inchiesta
L’inchiesta “Jonny”, condotta con il contributo di Carabinieri, Polizia di Stato e Guardia di Finanza, portò complessivamente all’esecuzione di 110 misure cautelari e al sequestro di patrimoni per un valore superiore agli 84 milioni di euro. Le conferme della Cassazione rappresentano un ulteriore passaggio definitivo nel lungo percorso giudiziario che ha interessato una delle più rilevanti operazioni antimafia degli ultimi anni in Calabria.

