I nuovi dati Istat evidenziano una fuga inarrestabile: la regione registra il tasso di emigrazione interna più alto d’Italia. Crotone è la provincia da cui si scappa di più verso il Settentrione, Vibo Valentia detiene il record nazionale per espatri all’estero.
L’emorragia demografica: Calabria maglia nera d’Italia per partenze
L’Italia riprende a muoversi, ma per la Calabria la mobilità interna continua a tradursi in una costante ed emorragica perdita di risorse umane. Secondo l’ultimo report Istat “Migrazioni interne e internazionali della popolazione residente” (dati 2024-2025), la regione calabrese si posiziona al vertice nazionale per la propensione all’emigrazione verso le regioni del Centro-Nord: nel 2025 sono stati quasi 8 gli individui partiti verso il Settentrione per ogni mille residenti (circa 7,8%), un valore superiore a quello di Basilicata (7,6%) e Molise (7,5%).
Complessivamente, considerando il bilancio tra chi arriva e chi parte, il saldo migratorio interno della Calabria si attesta a un drammatico -3,8 per mille residenti, confermando la regione tra le più penalizzate d’Italia.
Crotone e Vibo Valentia: i due primati nazionali della fuga
La radiografia provinciale tracciata dall’Istat fa emergere due primati negativi a livello italiano per il territorio calabrese:
- Crotone: Si conferma la provincia italiana con il tasso di emigratorietà verso il Centro-Nord più alto del Paese, pari al 9,5 per mille. Da qui parte la percentuale più elevata di cittadini diretti verso i grandi centri produttivi del Settentrione (in primis la Lombardia, che assorbe circa il 30% dei flussi dal Mezzogiorno).
- Vibo Valentia: Detiene il record assoluto in Italia per tasso di espatrio verso l’estero, arrivando al 4,9 per mille. A differenza di altre realtà, la provincia vibonese vede una quota consistente di residenti che sceglie di varcare direttamente i confini nazionali.
- Cosenza, Catanzaro e Reggio Calabria: Pur presentando valori mediamente inferiori rispetto ai picchi di Crotone e Vibo, partecipano attivamente al deflusso continuo di residenti verso le regioni centro-settentrionali e l’estero, soffrendo lo spopolamento dei comuni interni e la perdita di giovani leve.
La fuga dei giovani laureati: impoverito il capitale umano
Il dato più preoccupante del report riguarda l’emorragia di capitale umano qualificato. Tra il 2019 e il 2025, il Mezzogiorno ha perso complessivamente 150mila giovani laureati italiani tra i 25 e i 34 anni:
- 122mila sono emigrati verso le regioni del Centro-Nord;
- 28mila hanno scelto la via dell’estero.
Mentre regioni del Nord come la Lombardia riescono a compensare le uscite grazie ai massicci arrivi dal Sud (+58mila laureati), la Calabria e le province calabresi continuano a finanziare la formazione dei propri giovani senza riuscire a trattenerli, privando il tessuto economico locale delle competenze necessarie al rilancio.
Stranieri e rimpatri: una compensazione parziale
Mentre le immigrazioni di cittadini stranieri continuano a prediligere in gran parte il Centro-Nord (dove si dirige oltre il 75% degli ingressi dall’estero), la Calabria e il Mezzogiorno registrano una discreta quota di rimpatri di cittadini italiani. Il Sud assorbe infatti il 20% dei rientri dall’estero (in prevalenza da Germania, Regno Unito e Svizzera). Tuttavia, questi rientri — uniti alla presenza straniera — risultano numericamente insufficienti per riequilibrare la costante perdita di residenti nativi.

