Un prestito di 8mila euro trasformato, secondo l’accusa, in un debito molto più pesante a causa di interessi usurari e successive pressioni per ottenere il pagamento. La Procura di Lamezia Terme ha chiesto il rinvio a giudizio per due uomini, di 46 e 36 anni, accusati a vario titolo di usura ed estorsione in concorso.
La denuncia dell’imprenditore
L’inchiesta è partita dalla denuncia di un imprenditore lametino che, in un momento di difficoltà economica, si era rivolto a un conoscente per ottenere liquidità. Quest’ultimo lo avrebbe messo in contatto con il secondo indagato, che tra dicembre 2024 e febbraio 2025 gli avrebbe consegnato in contanti, attraverso tre tranche, complessivamente 8mila euro.
Interessi fino al 16% al mese
Secondo quanto ricostruito dai Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Lamezia Terme, l’accordo prevedeva la restituzione del capitale con interessi molto superiori ai limiti consentiti. Le verifiche avrebbero evidenziato tassi mensili compresi tra il 13 e il 16 per cento, con un TAEG indicato nel 56 per cento.
Restituiti 20mila euro, ma il debito non sarebbe finito
Le difficoltà nel rispettare le scadenze avrebbero fatto aumentare rapidamente la somma richiesta. Gli investigatori hanno ricostruito pagamenti per circa 20mila euro tra febbraio e dicembre 2025, nonostante il prestito iniziale fosse di 8mila euro.
Secondo l’accusa, alle richieste di pagamento si sarebbero aggiunte minacce rivolte all’imprenditore e ai suoi familiari. La vittima sarebbe stata inoltre costretta a noleggiare un’automobile da consegnare a uno degli indagati, che avrebbe continuato a considerare il debito non estinto.
Le verifiche dei Carabinieri
L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Lamezia Terme e delegata ai Carabinieri, ha compreso accertamenti bancari, attività tecniche e analisi di dati informatici e telematici. Gli elementi raccolti avrebbero consentito agli investigatori di ricostruire i passaggi del denaro e le modalità con cui sarebbero state avanzate le richieste alla vittima.
Fissata l’udienza preliminare
Le indagini si sono concluse a giugno con la notifica degli avvisi. Ora la Procura, guidata dal procuratore Elio Romano, ha formalizzato la richiesta di rinvio a giudizio per i due indagati. Sarà il giudice a valutare gli elementi raccolti e a decidere nell’ambito dell’udienza preliminare.
L’appello a denunciare
La vicenda riporta l’attenzione sulla necessità di rivolgersi alle forze dell’ordine davanti a episodi di usura o intimidazione. Per gli investigatori, la denuncia rappresenta il primo passo per interrompere il circuito del ricatto e consentire alle vittime di ricevere tutela.

