Dietro i muri di quell’edificio che per un quarto di secolo era stata una scuola materna ed elementare, su una collinetta dalla quale la vista sul promontorio di Capo Colonna incanta e strugge, dai sorrisi e gli schiamazzi dei bambini, a metà degli anni ’90 si è passati ad ospitare tanta sofferenza e altrettanta speranza.
L’Unità di risveglio
L’Istituto S. Anna di Crotone era diventata una clinica per la neuro-riabilitazione il cui fiore all’occhiello, grazie all’intuizione del professor Giuliano Dolce, era una delle pochissime Unità di risveglio esistenti in Italia, l’unica al Sud, che ha preceduto la creazione di un’unità per gravi cerebrolesioni, della riabilitazione intensiva e del reparto di lungodegenza specializzata. Da tutta Italia arrivavano persone in coma o in stato vegetativo a seguito di ictus, incidenti stradali o di altro tipo, con la dolente litania di parenti stretti al seguito.
Il continuum terapeutico
Trent’anni dopo l’istituto, che ha ora due sedi, in Calabria è il punto di riferimento per l’alta specialità nelle patologie neurologiche e la riabilitazione, grazie ad un modello organizzativo basato sul “continuum terapeutico”, ovvero, la presa in carico di pazienti in scarsa o minima coscienza dal momento più grave, la fase post-acuta, fino al loro ritorno a casa, quando il livello della loro qualità di vita è ridiventato quantomeno accettabile.
La ricerca scientifica
E dall’inizio del XXI° secolo, è iniziata anche la fase della ricerca scientifica che ha portato alla creazione di due modelli, Aramis, per la riabilitazione degli arti delle persone colpite da ictus, ed Oberon, un progetto di assistenza a domicilio grazie alla telemedicina che molte altre strutture hanno copiato. Questi primi trent’anni sono anche nella lunghissima serie di ringraziamenti, fatti e ricevuti, sciorinata da Giovanni Pugliese, emozionato e felice: l’ultimo è di pochissimi giorni fa, un ragazzo sulla sedia a rotelle risvegliato dal coma. Dòmina, tra i ricordi dell’amministratore della struttura, quello del professor Dolce.
Il professor Giuliano Dolce
“L’incontro con Dolce è stato fortunato e importantissimo – spiega l’Amministratore unico dell’Istituto S. Anna Giovanni Pugliese – Il fatto che si andasse d’accordo, e che si avesse l’idea comune di rischiare per fare qualcosa che è costato tantissimo, anche dal punto di vista finanziario, è stata decisiva. Il professore era assolutamente soddisfatto di quello che aveva fatto qui, e poi aveva creato un gruppo di lavoro composto da persone che potevano essere i suoi figli, quindi con un rapporto molto forte e sincero”.
In memoria di Anna
L’Istituto S. Anna, che l’avvocato Ezio Pugliese fondò, all’inizio degli anni ’70, per devozione al ricordo della figlia Anna, non poteva non declinarsi al femminile: sono tre donne le punte di diamante della struttura, Maria Quintieri, che dirige l’Unità di recupero e riabilitazione, Maria Raso, responsabile l’Unità di lungodegenza per i pazienti neurovegetativi, e Lucia Lucca, che sovrintende l’Unità di risveglio per le cerebrolesioni gravi, laddove dolore e speranza si fondono. “Quello che non deve mancare mai a noi sanitari è l’attenzione umana – afferma Lucia Lucca, primario dell’Unità di risveglio dell’Istituto – Qualunque sia la condizione clinica di questi pazienti, oltre alla professionalità dobbiamo avere l’empatia. Non dobbiamo mai dimenticare che siamo persone che si prendono cura di questi malati e, soprattutto nella fase della cronicità, devono supportare le famiglie nell’essere vicino ai loro cari, che siano a casa in teleassistenza oppure nella struttura di lungodegenza. È una cosa molto importante, e credo che questa sia una qualità distintiva del nostro modo di agire”.

