C’è un filo che lega Dante Alighieri, la Divina Commedia e l’Alto Marchesato crotonese. Il legame tra Cerenzia e il capolavoro dantesco nasce dall’antico nome del fiume Lese, che in passato sarebbe stato chiamato Acheronte, e dal toponimo Acerenthia, riferito all’antico insediamento. L’Acheronte è anche il fiume che Dante colloca all’ingresso dell’Inferno. Da questa coincidenza toponomastica è nata una tradizione che vuole il poeta in Calabria.
Più stretto è, invece, il legame con Gioacchino da Fiore. L’abate calabrese compare direttamente nella Divina Commedia, nel Paradiso, dove Dante lo celebra tra le anime sapienti e ne riconosce la fama profetica. Il pensiero di Gioacchino, con la sua visione della storia e l’attesa di una nuova era spirituale, esercitò inoltre una significativa influenza sulla cultura medievale e viene spesso accostato alla formazione del pensiero dantesco.
Questi, e tanti altri interessanti spunti, sono stati al centro della prima delle tre serate del “Festival nel nome di Dante” – organizzato a Cerenzia.

