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Petilia ricorda Denise Cosco, la figlia di Lea Garofalo, con una fiaccolata

Petilia ricorda Denise Cosco, la figlia di Lea Garofalo, con una fiaccolata

Una fiaccolata silenziosa per le vie di Petilia Policastro – in provincia di Crotone – per ricordare Denise Cosco, figlia della testimone di giustizia Lea Garofalo, che si è tolta la vita dieci giorni fa a 35 anni. Il corteo, composto da circa 250 persone, è partito dalla Casetta sociale per arrivare poi al monumento dedicato a Lea Garofalo.

In testa il sindaco Simone Saporito – che ha organizzato l’iniziativa – e Marisa Garofalo, sorella di Lea e zia di Denise; presenti alcuni sindaci e rappresentanti istituzionali del territorio crotonese, il presidente della Provincia Antonio Ammirati, i consiglieri regionali Sergio Ferrari e Marco Polimeni – nonchè rappresentanti del clero, delle associazioni e soprattutto tanti cittadini.

«Trasformiamo il dolore in impegno civico»

«Un simbolo della ribellione alla cultura mafiosa – ha detto ai cronisti il primo cittadino – trasformiamo il dolore in impegno civico, in un impegno per dire no ad ogni forma di sopraffazione, alla violenza sulle donne, per dire no alla mafia. Diciamo, attraverso questa fiaccolata che illumina l’intero paese ed è illuminata dalla stragrande maggioranza dei cittadini di Petilia Policastro, che non esiste più notte buia, ma che questa è la luce della giustizia, della legalità. Ed è la luce che illumina il nostro cuore e il nostro agire. Ed è una luce che richiama l’esperienza, il ricordo, la testimonianza di Denise e di Lea».

All’arrivo al parco, poi, le fiaccole hanno composto la scritta Denise; quì è stata piantata una magnolia accanto al monumento in memoria di Lea Garofalo. Quì sono stati registrati vari interventi, tra cui quello della sorella Marisa.

«Tutti abbiamo fallito, istituzioni comprese!»

«A Denise è stata negata l’adolescenza – ha detto Marisa Garofalo – è stata negata la giovinezza, non perché l’abbia scelto lei, per volere di sua mamma, perché lei voleva un futuro migliore per Denise. Denise in questi anni ha vissuto l’inferno perché non è mai riuscita a tirare fuori tutto quello che lei avrebbe voluto. Non era felice. Ha vissuto la solitudine, la sofferenza. E nemmeno la nascita di suo figlio Nicolò, di quattro anni, è riuscita a tenerla in vita. Di chi sono le responsabilità? Le responsabilità sono di tutti noi. Tutti abbiamo fallito! Tutti abbiamo fallito, istituzioni comprese! Non siamo riusciti a tenere in vita Denise. L’errore si ripete: la stessa tragedia, quello che è successo a Lea, è successo a Denise».

I pensieri di Denise

La donna ha poi letto uno scritto di Denise, poichè le piaceva scrivere. «Non ho mai parlato di mia madre come avrei voluto. Non ho mai amato chi ha cercato di idealizzarla, renderla perfetta. Era umanamente imperfetta, ma per questo amabile. Si provava subito empatia per lei. Mia madre era una giovane donna nata il 24 aprile del ’74. A soli 17 anni diede alla vita me, Denise. Si chiamava Lea, Lea la leonessa in questa giungla di cemento. Nome perfetto dato il suo temperamento, la sua attitudine grintosa. Era una ragazza bellissima e affascinante. La sua risata era catartica, liberatoria, come se ridendo si potesse liberare dei suoi tormenti, dolori, traumi. La sua risata è uno dei ricordi che conservo gelosamente. Ho una foto che adoro, una delle mie preferite, nelle quali ride e rido, ridiamo insieme. Perché la vita è un dono prezioso, un qualcosa di sacro che va rispettato e coltivato giorno per giorno. Mia madre mi ha trasmesso questo, mia madre mi ha trasmesso la gioia di vivere, la forza di sopravvivere e a volte l’importanza di alcuni valori per me intramontabili e ben radicati. E ora tocca a me farti danzare sulle mie gambe, nuotare controcorrente nelle acque salate, volare oltre il limite del cielo. Te lo devo, perché tu hai dato la vita per me, per darmi un futuro dignitoso, e per questo ti farò vedere attraverso i miei occhi ciò che non potrai vedere più. Ti penso, mamma».