La Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro ha impugnato il provvedimento con cui il Gip, lo scorso 12 agosto, aveva sostituito la custodia cautelare in carcere con i domiciliari per motivi di salute per Gaetano Emanuele, considerato dagli investigatori elemento di vertice dell’omonimo clan mafioso operante nelle Preserre vibonesi, coinvolto nell’inchiesta ‘Jerakarni’.
Le richieste dei sostituti procuratori
I sostituti procuratori Andrea Buzzelli e Annamaria Frustaci hanno presentato appello al Tribunale del riesame richiedendo una nuova perizia volta ad accertare condizioni sanitarie dell’indagato e, all’esito degli accertamenti, il ripristino della custodia cautelare in carcere.
Il Gip aveva quindi ritenuto temporaneamente incompatibile la permanenza in carcere. La Dda contesta, però, che dalla documentazione possa essere ricavata un’incompatibilità assoluta con la detenzione. Secondo l’accusa gli elementi sanitari acquisiti dimostrerebbero piuttosto la difficoltà di garantire le cure richieste nell’istituto di Ancona, senza chiarire se le stesse possano essere assicurate in un altro carcere o in una struttura sanitaria penitenziaria adeguata. Dunque, la richiesta di una perizia volta a chiarire la compatibilità delle condizioni di Emanuele con il regime detentivo.
Al centro del ricorso anche l’idoneità del domicilio individuato a Gerocarne. La Procura ritiene che, prima della sostituzione, della misura sarebbe stato necessario verificare sia le caratteristiche dell’abitazione rispetto alle esigenze sanitarie sia la sua adeguatezza sotto il profilo cautelare. Il Tribunale del riesame dovrà valutare le contestazioni della Procura e stabilire se siano necessari nuovi accertamenti sulle condizioni di salute dell’indagato.

