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Librandi, ovvero, il vino: storia della cantina che ha conquistato il mondo

Librandi, ovvero, il vino: storia della cantina che ha conquistato il mondo

Oltre 70 anni di storia, tre generazioni, sei tenute di proprietà che coprono 350 ettari, la maggior parte dei quali coltivati a vite, sia in collina che in pianura, un’ottantina circa di uliveti. Ma è solo una sintesi, perché Librandi per molto tempo ha significato il cognome per eccellenza del vino calabrese.

L’unica azienda in grado di soddisfare le esigenze dei mercati più grandi e complessi, a partire da quello nordamericano, la prima a diffondere i suoi vini in tutto il continente europeo, la più conosciuta una volta varcati i confini nazionali.

Oggi, pur essendo molto più ampia l’eco della qualità dei vini calabresi, grazie anche al costante lavoro di promozione della Regione Calabria, l’azienda di Cirò Marina è tuttora un punto di riferimento per la vitivinicoltura calabrese, e la recente promozione del Cirò nel ristretto gotha della Docg è certamente legato anche al lavoro che i Librandi hanno svolto lungo un secolo.

Perché se l’attività di imbottigliamento è iniziata in una piccola cantina in via Tirone, a Cirò Marina, la vinificazione era cominciata molto prima, nel 1916, a livello familiare, storia comune anche a tante altre cantine. Il valore aggiunto è stata la capacità di Nicodemo e Antonio, grazie ai quali nel 1953 è iniziata la fase di organizzazione e commercializzazione che è arrivata fino ad oggi, di interpretare il territorio e le tradizioni arrivando a farne un caso imprenditoriale di successo che si è tradotto, ovviamente, in un’occasione di crescita economica anche per il territorio.

Le cantine Librandi producono circa due milioni e mezzo di bottiglie all’anno, la metà delle quali sono vendute in tutto il mondo, dalla Germania al Regno Unito, dagli Stati Uniti al Giappone, dal Brasile all’Australia, dal Messico al Canada.

Librandi vuole anche dire ricerca in ambito vitivinicolo: Nicodemo Librandi, la cui scomparsa è avvenuta poco più di tre anni fa, ha lasciato una traccia importante nel mondo della vitivinicoltura italiana recuperando, grazie ad una rigorosissima ricerca e recandosi personalmente in tutti gli angoli coltivati a vite della Calabria, i vitigni autoctoni che rischiavano il definitivo oblio, e dunque l’estinzione. E il bello è che la maggior parte di quei vitigni, varietà uniche, alcune delle quali di assoluto pregio, erano ignoti anche a molti fra gli esperti del settore.

Oggi i suoi figli, Raffaele e Paolo, ed i figli di suo fratello Antonio, Francesco e Teresa, portano avanti il progetto dedicato ai vitigni parallelamente alla normale attività di produzione.

Il settore vitivinicolo si è evoluto, specie negli ultimi tre lustri, ma per i Librandi al centro di tutto ci sono sempre stati la passione per il lavoro e lo strettissimo legame col territorio.

Se c’è un segreto, per così dire, alla base del successo dell’azienda, che si manifesta sia nella crescita delle superfici coltivate che nella creazione di nuove etichette, è proprio il pervicace attaccamento alle radici ed ai valori. Il processo di crescita è stato costante, contrassegnato anche da critiche, come quando si è scelto di usare anche vitigni internazionali, Chardonnay e Cabernet Sauvignon, ma il successo del Critone, del Duca San Felice, del Gravello sui mercati internazionali e nella considerazione di esperti e sommelier alla fine ha messo d’accordo anche gli scettici. Il Rosaneti Rosè metodo classico, spumante rosè ottenuto da uve gaglioppo, è diventato un modo inedito di bere il vitigno calabrese e cirotano per eccellenza; il Critone bianco Igt, a prevalenza Chardonnay, è un altro vino che sta riscuotendo enorme successo.

I Librandi hanno precorso quei cambiamenti che oggi si ritrovano nei gusti dei wine lovers, attratti più dall’eleganza che dalla corposità, lo sguardo rivolto soprattutto ai rosè, e sempre meno ai rossi che sono per decenni stati la principale cifra dei vini calabresi. Senza per questo cedere, come detto, alla tentazione delle mode, che spesso sono ingannevoli nella loro volubilità.

La famiglia Librandi è stata fra le prime a credere nello sviluppo dell’enoturismo, e nell’estate 2025 ha lanciato l’idea del Critone Summer Edition, una serie in edizione limitata del suo bianco di punta accoppiato alle più conosciute spiagge calabresi, all’inizio cinque, da Cirò Marina e Le Castella, da Pietragrande a Chianalea, all’Arcomagno, cui la scorsa estate se ne sono aggiunte altre tre, ovvero, Roccella Jonica, la Baia dell’Ippocampo e la Costa dei Gelsomini.

Lo sguardo è rivolto al futuro, gli investimenti sul territorio e sulla sostenibilità contribuiscono a quella nuova narrazione dell’agricoltura calabrese che ha fatto presa e breccia. C’è sempre un’avanguardia, una punta di diamante, ed è così anche per la vitivinicoltura calabrese. Non sempre è un ruolo comodo, anzi, ma i Librandi non si tirano indietro.