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Agricoltura in ginocchio: dall’assemblea plenaria CIA parte la mobilitazione

Agricoltura in ginocchio: dall’assemblea plenaria CIA parte la mobilitazione

Proclamato lo stato di agitazione permanente per difendere un comparto vitale, ma attualmente schiacciato da costi di produzione insostenibili e prezzi all’origine iniqui. La CIA – Confederazione italiana agricoltori – calabrese ha organizzato questa mattina a Crotone l’assemblea plenaria dal titolo “Terra Calabra: dignità, sovranità, futuro”, alla presenza dei vertici regionali e nazionali con il presidente Cristiano Fini.

L’allarme rosso e il lavoro sotto costo

Ai microfoni della stampa, il presidente regionale CIA Nicodemo Podella ha lanciato un vero e proprio “allarme rosso” per il settore. Gli agricoltori sono ormai costretti a coltivare i loro prodotti sotto costo, esaurendo tutte le risorse familiari messe a disposizione. «Stiamo distruggendo un comparto che è fondamentale per il nostro Paese e per la nostra Calabria», ha dichiarato Podella, sottolineando come l’attuale situazione metta a repentaglio non solo le aziende, ma il sostentamento stesso delle famiglie degli agricoltori.

Le rivendicazioni: stop alle speculazioni e tutela del Made in Italy

La mobilitazione punta il dito contro le grandi speculazioni. Podella ha denunciato il paradosso dei profitti miliardari delle grandi aziende energetiche a fronte di costi del carburante agricolo sempre più alti, chiedendo che questi utili vengano usati per aiutare chi produce cibo.

Le richieste del comparto

Le richieste formali presentate durante l’assemblea includono l’introduzione di un prezzo minimo garantito basato sui costi Ismea, sanzioni contro le pratiche sleali e una tracciabilità reale. “Se non è coltivato qui, non è Made in Italy”, recita infatti il manifesto della mobilitazione, che chiede anche il divieto di importazione da Paesi extra-UE che usano pesticidi vietati o sfruttano la manodopera. Tra le emergenze da affrontare figurano inoltre la difesa del suolo agricolo e misure drastiche contro gli attacchi della fauna selvatica, in primis i cinghiali.

Un altro tema cruciale sollevato è la mancanza di infrastrutture per la sicurezza alimentare: Podella ha ricordato la necessità di strutture come i silos per l’ammasso delle derrate alimentari per fronteggiare le crisi, paragonando la situazione attuale alle antiche scorte di popoli storici come gli Egizi.

A tutta la classe politica, gli agricoltori chiedono un intervento immediato: per sopravvivere e continuare a garantire il cibo, richiedono il giusto prezzo di produzione più un margine del 20%, esortando le istituzioni ad affiancarli in questa battaglia per la sopravvivenza.

Fini: «Servono interventi straordinari ed emergenti»

A dare peso nazionale alla mobilitazione è stato l’intervento del presidente nazionale della CIA, Cristiano Fini. «Dalla Calabria parte un messaggio fortissimo per tutta Italia ed Europa – ha detto ai cronisti – la situazione è drammatica e mai vista prima». Il presidente nazionale ha evidenziato come le crollo dei prezzi, i rincari e il cambiamento climatico abbiano ridotto allo stremo gli agricoltori, costretti a lavorare abbondantemente al di sotto dei costi. «L’agricoltura deve rimanere centrale perché produce cibo, sostiene l’economia, la tenuta sociale delle aree rurali e la tutela dell’ambiente. Occorrono subito interventi straordinari, sia emergenziali che strutturali».

Le richieste all’Europa e al Governo

Fini ha articolato i punti chiave della piattaforma rivendicativa, rivolgendosi sia a Bruxelles che a Roma:

• Europa e PAC: Meno burocrazia (“meno bastoni tra le ruote”), più incentivi a produrre con prezzi dignitosi, rigide regole di reciprocità sulle merci importate da Paesi extra-UE e un incremento dei controlli contro le frodi.

• Governo Nazionale: La reintroduzione del credito d’imposta sul gasolio agricolo e un deciso supporto nei confronti della Grande Distribuzione Organizzata (GDO) e dell’industria trasformatrice.

Il grido che parte da Crotone

Fini ha poi spiegato la scelta di Crotone per la convenzione: «Da qui deve partire la scossa. Il Mezzogiorno e le aree interne sono le più penalizzate, ma il blocco dell’agricoltura porterebbe all’abbandono delle terre e al collasso dell’intero sistema. Ci chiedono sicurezza, sostenibilità e innovazione, ma per farle servono risorse ed un reddito dignitoso. Noi non ci rassegneremo».