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Comuni in crisi, allarme Calabria: il 54% ha affrontato procedure finanziarie

Comuni in crisi, allarme Calabria: il 54% ha affrontato procedure finanziarie

La Calabria si conferma uno dei territori maggiormente interessati dalle crisi finanziarie degli enti locali. Il dato emerge dalla relazione della Sezione delle autonomie della Corte dei conti, aggiornata al 31 dicembre 2025.

In Calabria più di un Comune su due ha affrontato una crisi

Il dato più significativo riguarda la diffusione delle procedure: in Calabria il 54% dei Comuni ha sperimentato almeno una procedura di crisi finanziaria. Una percentuale superiore a quella registrata in Sicilia, pari al 41%, e in Campania, al 39%.

La situazione calabrese si inserisce in un quadro caratterizzato da una forte concentrazione territoriale delle difficoltà finanziarie. Le tre regioni, infatti, rappresentano complessivamente il 63,6% delle procedure attivate a livello nazionale e l’80,4% dei dissesti dichiarati negli ultimi cinque anni.

Non solo problemi di bilancio, pesa la fragilità dei territori

Secondo la Corte dei conti, nei territori maggiormente interessati dalle crisi le difficoltà non possono essere spiegate soltanto attraverso la gestione dei singoli enti.

La relazione richiama infatti un insieme di fattori economici, sociali, organizzativi e istituzionali che possono incidere sulla capacità dei Comuni di mantenere l’equilibrio dei conti. Un elemento particolarmente rilevante per la Calabria, dove la diffusione delle procedure interessa una quota molto ampia delle amministrazioni comunali.

Per i Comuni calabresi diventa centrale la capacità amministrativa

La Corte evidenzia quindi la necessità di rafforzare gli strumenti a disposizione degli enti nelle fasi precedenti all’emergere di una crisi irreversibile. L’affiancamento tecnico e la possibilità di intervenire tempestivamente vengono indicati come elementi importanti soprattutto per le amministrazioni di dimensioni ridotte.

La relazione sottolinea inoltre la diversa risposta delle Regioni nei territori interessati, con interventi che possono comprendere sostegno finanziario, assistenza tecnica, fondi per la prevenzione e sistemi autonomi di monitoraggio.

Dissesto e riequilibrio, percorsi che spesso si allungano

Un’altra questione riguarda la durata delle procedure. A livello nazionale, solo il 16,1% dei percorsi di riequilibrio risulta formalmente concluso, mentre il 35,2% è sfociato nel dissesto.

Anche i tempi dei dissesti rappresentano una criticità: dal 2007 soltanto il 17,1% si è concluso entro il periodo ordinario di cinque anni. La Corte segnala che procedure troppo lunghe possono rendere più difficile il ritorno a un equilibrio finanziario stabile.

Il quadro nazionale in numeri

Al 31 dicembre 2025 erano 485 le procedure attive, riferite a 484 Comuni italiani, pari al 6,1% degli enti. Le situazioni di crisi coinvolgevano circa 6,5 milioni di abitanti, con una massa passiva stimata in 6,2 miliardi di euro.

Dall’introduzione degli strumenti attualmente in vigore sono state avviate 1.448 procedure, tra 818 dissesti e 630 riequilibri, riferiti complessivamente a 1.033 Comuni.

La Corte chiede di puntare sulla prevenzione

Per affrontare le criticità, la magistratura contabile indica la necessità di una revisione organica delle norme del Titolo VIII del Testo unico degli enti locali. Tra le proposte figurano anche una maggiore integrazione delle banche dati BDAP e SIOPE+ e l’utilizzo di indicatori capaci di individuare in anticipo i segnali di squilibrio.

Per la Calabria, dove oltre metà dei Comuni ha già sperimentato almeno una procedura, il tema della prevenzione e del rafforzamento della capacità amministrativa assume quindi un peso particolarmente rilevante.