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Olivicoltura: l’Academy punta sull’innovazione

Olivicoltura: l’Academy punta sull’innovazione

Dai campi alle strategie per il futuro dell’olivicoltura calabrese. Ha preso il via a Lamezia Terme la prima edizione regionale di “Academy Olivo in Campo” – iniziativa promossa da Regione Calabria, ARSAC e L’Informatore Agrario.

Tra i filari dell’azienda agricola Statti, olivicoltori, agronomi e tecnici arrivati da tutta la regione hanno potuto assistere a prove pratiche e dimostrazioni sulle nuove tecnologie applicate alla coltivazione dell’olivo.

Dalla meccanizzazione della raccolta e della potatura ai sistemi per ottimizzare irrigazione e nutrizione delle piante, fino alle nuove soluzioni per la difesa dagli insetti e dalle malattie. L’obiettivo è ridurre i costi di produzione e rendere le aziende più efficienti, in una fase segnata dall’aumento dei costi e dalle difficoltà legate al clima.

«L’azione di formazione è sempre utile – ha dichiarato ai cronisti l’assessore regionale all’Agricoltura Gianluca Gallo – d’altro canto, dai momenti di crisi si esce soltanto analizzando le motivazioni della crisi e trovando le condizioni per rilanciare i comparti. Noi non possiamo rinunciare al nostro comparto olivicolo, che è il principale comparto del settore agricolo, uno dei principali asset dell’economia calabrese. Ed è chiaro che anche nei momenti di crisi si deve studiare, ci si deve formare e si deve rilanciare l’azione imprenditoriale in questi settori».

La manifestazione rappresenta anche un momento di confronto sul futuro del comparto, alle prese con la necessità di innovare e aumentare la competitività delle produzioni calabresi.

«Serve organizzazione – ha dichiarato ai microfoni di Video Calabria il direttore de L’informatore Agrario, Antonio Boschetti – l’innovazione organizzativa è una delle frontiere che, a mio avviso, può dare le più importanti armi alla nostra agricoltura per essere competitiva». «Il nostro contributo (alla manifestazione n.d.r.) è questo: distillare le migliori competenze, di portarle sui territori e di tradurne a volte il linguaggio scientifico in un linguaggio tecnico divulgativo, perché diventi patrimonio degli olivicoltori».

«Gli olivicoltori calabresi – ha detto ancora Boschetti – devono imbottigliare il proprio olio, non venderlo ai commercianti e alle altre regioni dove purtroppo a volte viene miscelato con oli stranieri e che ne abbassano quindi il valore. Credo che il gap organizzativo sia quello più rilevante.»