1 e 2 ottobre, due giornate di studi, confronto scientifico e musica hanno riportato Reggio Calabria al centro del dibattito sulla storia della musica sacra europea. Si è concluso al Conservatorio di Musica “F. Cilea” il XXVIII Convegno internazionale di studi, dedicato al tema “Tradizione e innovazione nella musica sacra in Italia e in Europa tra la fine del Settecento e la prima metà dell’Ottocento”. L’iniziativa, organizzata dal Conservatorio “F. Cilea” con il patrocinio della Società Italiana di Musicologia, ha riunito studiosi e ricercatori attorno a una fase decisiva della storia musicale europea, quella compresa tra la fine del XVIII e la prima metà del XIX secolo, quando la tradizione liturgica si confrontò con nuovi linguaggi, forme e sensibilità.
Il convegno ha offerto un’ampia panoramica sulla trasformazione della musica sacra, affrontando il rapporto tra tradizione e innovazione, liturgia e teatro, musica sacra e opera, con approfondimenti sulle diverse realtà regionali ed europee e sulle figure di compositori spesso rimasti ai margini dei grandi percorsi storiografici.
Tra i momenti più significativi delle due giornate è spiccato il concerto dell’1 ottobre, affidato ai Solisti, al Coro e all’Orchestra del Conservatorio “F. Cilea”, diretti da Carlo Aurelio Colico.
Il pubblico ha potuto ascoltare la V Sinfonia a 4 strumenti di Giacomo Francesco Milano, nell’edizione critica curata da Danilo Costantini e Ausilia Magaudda, e soprattutto la Messa in Sol di Leonardo Leo, proposta in prima esecuzione moderna assoluta nell’edizione critica curata da Diana Bagalà e Nicolò Maccavino.
Una serata che ha dato concretezza al lavoro degli studiosi, dimostrando come la ricerca musicologica possa trasformarsi in esperienza d’ascolto e restituire al pubblico pagine del passato rimaste a lungo lontane dalle sale da concerto. Ad accompagnare l’ensemble del Conservatorio sono stati i solisti Federica Caracciolo, soprano, Mattia Rigillo, contralto, e Antonio Camera, tenore.
Il programma scientifico ha attraversato realtà e tradizioni differenti.
Nel corso della prima giornata sono stati affrontati, tra gli altri, gli aspetti della composizione della Messa tra Joseph Haydn e Luigi Cherubini, la produzione sacra di Alfio Platania, il Requiem ottocentesco della scuola napoletana e la pastorale organistica attraverso i partimenti di Giovanni Furno. Particolare attenzione è stata riservata anche alla Roma del primo Ottocento e alla tradizione della Cappella Pontificia legata alla figura di Giuseppe Baini, oltre che alla riscoperta di importanti fondi musicali, tra Bisceglie e Cagliari. Nel pomeriggio il confronto si è spostato sulle chiese veneziane, sul fenomeno dei contrafacta nell’Europa centrale e sul rapporto tra linguaggio operistico e musica liturgica. Non sono mancati approfondimenti dedicati alla musica sacra a Napoli dopo il decennio francese, alla realtà musicale di Treviso e alla produzione di Placido Mandanici e Giuseppe Annunziato Muratore. La seconda giornata ha ampliato ulteriormente la prospettiva internazionale, con contributi dedicati all’oratorio al Teatro São Carlos di Lisbona, al compositore calabrese Michele Valensise e alle riflessioni di E.T.A. Hoffmann sulla musica sacra. La sessione conclusiva ha quindi portato l’attenzione su Franz Schubert e Robert Schumann, con studi dedicati alla costruzione drammaturgica delle messe schubertiane e al Requiem für Mignon.
Il convegno è stato anche l’occasione per presentare tre nuovi volumi, frutto del lavoro scientifico sviluppato negli anni dal Conservatorio e degli atti di precedenti convegni organizzati a Reggio Calabria. Tra le pubblicazioni figura “Giacomo Francesco Milano, Sinfonie a tre e a quattro”, a cura di Danilo Costantini e Ausilia Magaudda, insieme a “Canterine e virtuose sulle scene teatrali del XVIII secolo” e “I gioielli della corona: i musicisti minori della scuola napoletana nel Settecento”, entrambi curati da Nicolò Maccavino. I volumi, pubblicati nel 2026, arricchiscono la collana di studi musicologici “Sopplimenti musicali” del Conservatorio “F. Cilea” e confermano la continuità di un’attività di ricerca rivolta alla riscoperta di documenti, partiture e protagonisti meno conosciuti della storia musicale.
Marilù Zaccuri

