Da un lato le incongruenze sul diario degli avvenimenti redatto dal Gruppo aeronavale di Taranto della Guardia di Finanza; dall’altro i palesi limiti tecnici del pattugliatore Barbarisi, sempre della Guardia di finanza, nell’affrontare il mare forza 4 che c’era la notte del naufragio di Steccato di Cutro. Continua a porre interrogativi il processo sui mancati soccorsi al caicco Summer Love, che all’alba del 26 febbraio del 2023 naufragò a pochi metri dalla riva provocando almeno 94 morti. Interrogativi sulle scelte effettuate quella notte, ma anche sull’intero sistema di gestione delle operazioni in mare. Perché nell’udienza numero 17 è emerso chiaramente che i due mezzi navali della Guardia di Finanza impiegati quella notte non possiedono caratteristiche tecniche adatte ad affrontare un mare forza quattro (che invece i mezzi della Guardia costiera affrontano senza troppi problemi), e dunque sarebbero stati in difficoltà qualunque fosse stato l’intervento da condurre.
“Ho vissuto 2 ore di terrore – ha affermato il direttore di macchina del Barbarisi Giuseppe Pàssaro – nel timore che il sistema di raffreddamento dei motori potesse disinnescarsi, facendoli spegnere e lasciandoci in balia del mare. È un limite tecnico del mezzo, del quale il comandante era a conoscenza. E le condizioni di navigazione sono peggiorate dopo la partenza dal porto di Crotone, avvenuta alle 2.30”.
A questo punto torna l’interrogativo principe di questa vicenda. Se si sapeva che in mare c’era una barca instabile come un caicco, e le condizioni meteo erano proibitive addirittura per un pattugliatore della Finanza, perché non è stata lanciata una operazione di ricerca e soccorso? Chiunque ci fosse stato su quella barca, anche solo una persona, sarebbe evidentemente stato in pericolo… Invece si scelse di proseguire con l’operazione di polizia decisa in origine, subito dopo l’avvistamento del caicco da parte dell’aereo di Frontex.
Ancora…dalla precedente udienza era emerso che il Reparto operativo aeronavale di Vibo aveva comunicato al Gan di Taranto che la motovedetta V5006 si trovava poco distante da Le Castella, mentre in realtà non aveva mai superato Capocolonna. Dopo la segnalazione di Frontex, poco prima di mezzanotte la motovedetta rientra a Crotone per fare bunkeraggio. Ma questa notizia non viene annotata nel diario degli avvenimenti del Gan perché – afferma Corrado Panico, capoturno della sala operativa – non ritenuta rilevante. Ma come può essere non rilevante se la V5006 a mezzanotte è davvero a Le Castella (e dunque per rientrare a Crotone e tornare indietro impiegherebbe diverse ore) mentre l’ingresso del caicco nelle acque nazionali è stimato attorno alle 3? Alle domande dell’avvocato difensore Marilena Bonfiglio e del pm Matteo Staccini, Panico ha replicato parlando di competenze diverse, che si sono sostanziate in mancate comunicazioni tra i reparti confermando implicitamente tutti i limiti di un sistema di comunicazioni a dir poco farraginoso, in cui informazioni anche decisive per l’esito di un intervento viaggiano a decine via mail, whatsapp, linee telefoniche fisse e mobili.

